La proposta porta la firma dell’assessore alla Mobilità, Adriano Labbucci, e nelle prossime settimane approderà in consiglio municipale sotto forma di delibera. La proposta del Municipio I di sperimentare strade con posti auto riservati ai residenti nel cuore di Roma va letta per quello che è: non una semplice misura sulla sosta, ma un segnale politico e amministrativo sulla vivibilità del Centro Storico. Secondo quanto riportato da Repubblica, la sperimentazione dovrebbe partire da due aree particolarmente delicate: via di Ripetta, nella zona di piazza del Popolo, e l’area compresa tra via dei Coronari e piazza San Salvatore in Lauro. L’obiettivo è tutelare chi vive stabilmente nel Centro Storico, in un contesto sempre più segnato da turismo di massa, affitti brevi, B&B, NCC, golf car, sosta irregolare, cantieri e pressione continua sullo spazio pubblico. È una scelta che va sostenuta, ma anche collocata dentro una visione più ampia. Perché il punto non è difendere l’auto privata in sé. Il punto è difendere i residenti dentro quartieri che rischiano di diventare sempre meno abitabili.
Una sperimentazione contro lo svuotamento dei rioni
Il cuore della proposta è semplice: riservare alcuni stalli di sosta ai residenti, almeno in determinate fasce orarie, nelle strade dove la pressione esterna è diventata insostenibile. Non si tratterebbe, quindi, di chiudere la città o impedire ogni accesso ai non residenti, ma di regolare meglio l’uso dello spazio pubblico.
La misura, secondo le ricostruzioni pubblicate, si ispira a modelli già adottati in città come Bologna e Torino e dovrà essere costruita con un impianto tecnico e giuridico solido, anche per resistere a possibili ricorsi da parte di attività economiche, uffici e studi professionali che operano nel Centro Storico senza avere lì la propria residenza.
Il passaggio non è secondario. In una città complessa come Roma, ogni scelta sullo spazio pubblico produce conflitto: tra residenti e pendolari, tra attività economiche e abitanti, tra mobilità privata e mobilità pubblica, tra turismo e vita quotidiana. Ma proprio per questo la politica deve scegliere una direzione. E la direzione non può che essere quella di rimettere al centro chi nei rioni vive davvero.
Affitti brevi, B&B e pressione turistica
La questione della sosta è solo una parte di un problema più grande: lo svuotamento progressivo del Centro Storico. Mapparoma ha documentato da anni la concentrazione degli alloggi Airbnb nel Municipio I, dove si registrano numeri enormemente superiori rispetto al resto della città. Rome Future Week ha richiamato lo stesso dato, evidenziando come nel solo Municipio I si contino circa 15.700 alloggi Airbnb, di cui oltre 4.000 nell’area più antica della città.
Questi numeri raccontano una trasformazione profonda. Sempre più appartamenti vengono sottratti all’abitare stabile e destinati alla rendita turistica. Sempre più portoni diventano accessi a case vacanza. Sempre più strade sono pensate per chi resta pochi giorni e non per chi deve viverci tutto l’anno.
Dentro questo quadro, anche trovare un posto auto sotto casa diventa un indicatore di una condizione più ampia: la difficoltà crescente di abitare il Centro Storico. Non è solo un problema di parcheggio. È il segno di una città che rischia di espellere progressivamente i suoi residenti.
La sosta come pezzo di una politica urbana
Il Municipio I aveva già avviato nei mesi scorsi una riflessione più generale sulla mobilità del Centro Storico, con una memoria dedicata a ZTL, permessi, orari, Zone 30, sosta residenti, logistica merci, bus turistici e micromobilità. In quel quadro, la riserva di una quota di stalli per chi abita nei rioni non è una misura isolata, ma uno dei tasselli di una strategia più ampia.
Ed è qui che la proposta diventa più interessante. Se la si riducesse a una battaglia per qualche parcheggio in più, sarebbe insufficiente. Se invece viene collegata a una politica complessiva sulla vivibilità, allora può diventare uno strumento utile.
Servono meno ingressi impropri nella ZTL. Servono controlli più efficaci. Servono nuove pedonalizzazioni dove possibile. Serve una logistica merci più razionale, con orari compatibili e strumenti meno impattanti. Serve una regolazione seria di NCC, golf car e mezzi turistici. Serve soprattutto una politica abitativa capace di contrastare lo strapotere degli affitti brevi.
La sosta per residenti ha senso solo dentro questo disegno: meno traffico inutile, più spazio pubblico, più diritti per chi vive il territorio, più equilibrio tra funzioni urbane diverse.
Non una città chiusa, ma una città più giusta
Naturalmente bisogna evitare una lettura sbagliata. Il Centro Storico non deve diventare una fortezza chiusa. Roma è una Capitale, una città aperta, attraversata ogni giorno da lavoratori, studenti, turisti, visitatori, operatori economici e culturali. Nessuno può immaginare di ridurla a un recinto per pochi.
Ma apertura non significa assenza di regole. Una città aperta non è una città consegnata alla pressione senza limiti del turismo, della rendita e della mobilità disordinata. Una città aperta è una città che organizza gli usi, distribuisce gli spazi, protegge le funzioni fragili e impedisce che i più forti occupino tutto.
Oggi i soggetti più fragili del Centro Storico sono spesso proprio i residenti. Chi vive nei rioni deve convivere con rumore, traffico, sosta selvaggia, trasformazione degli appartamenti in strutture ricettive, perdita dei negozi di vicinato, aumento dei costi e riduzione dei servizi. Se non si interviene, il rischio è che il Centro Storico perda definitivamente la sua dimensione di comunità.
La qualità della vita è una scelta politica
Per questo la sperimentazione annunciata va nella direzione giusta. Difendere alcuni spazi di sosta per i residenti non significa arretrare rispetto alla mobilità sostenibile. Significa riconoscere che la transizione urbana deve essere giusta, concreta e attenta alle persone. Un residente anziano, una famiglia con figli, una persona che lavora su turni, chi assiste un parente fragile, chi non ha alternative reali di trasporto non può essere trattato allo stesso modo di chi entra nel Centro Storico per poche ore o di chi usa la città solo come piattaforma economica.
La qualità della vita nei rioni non si misura soltanto con i grandi progetti. Si misura anche con la possibilità di rientrare a casa senza vivere ogni sera una battaglia. Si misura con strade più ordinate, meno traffico parassitario, più controlli, più rispetto dello spazio pubblico.
Ora serve continuità
La proposta dovrà ora tradursi in atti concreti, passare dal confronto municipale e ottenere il necessario coordinamento con Roma Capitale. Sarà importante definire bene le aree, gli orari, i criteri, i controlli e le modalità di attuazione. Una misura di questo tipo funziona solo se è chiara, verificabile e accompagnata da controlli veri. Ma il principio è corretto: il Centro Storico deve tornare a essere pensato prima di tutto come luogo abitato. Non solo come destinazione turistica. Non solo come area commerciale. Non solo come spazio di attraversamento. Ma come parte viva della città. La battaglia per i posti auto riservati ai residenti è, in fondo, una battaglia più grande: quella per il diritto ad abitare Roma. Perché senza residenti il Centro Storico diventa una scenografia. E una città ridotta a scenografia perde la sua anima, la sua memoria e il suo futuro.




