Via dei Giubbonari 38 torna alla città
Il 4 giugno non è stata soltanto inaugurata una nuova sede culturale nel cuore di Roma. In via dei Giubbonari 38 è accaduto qualcosa di più profondo: un luogo carico di memoria, rimasto chiuso per dieci anni, è tornato a parlare alla città.
Per chi conosce la storia politica del Centro Storico, quel civico non è mai stato un indirizzo qualunque. Per settant’anni è stato una casa della sinistra romana, una sezione, un punto di incontro, discussione, conflitto democratico, militanza e partecipazione. Una stanza politica dentro la città reale: quella dei rioni, delle botteghe, delle famiglie popolari, delle piazze attraversate ogni giorno da chi viveva il Centro Storico non come scenario turistico, ma come comunità.
La memoria di Guido Rattoppatore e della Resistenza romana
La storica sede del PCI di via dei Giubbonari, poi divenuta nel tempo riferimento per le successive esperienze della sinistra democratica, era intitolata a Guido Rattoppatore, operaio comunista, partigiano, protagonista della Resistenza romana, torturato a via Tasso e fucilato a Forte Bravetta il 7 marzo 1944. Il suo nome, inciso nella memoria di quel luogo, racconta una Roma che non restò a guardare, che seppe scegliere da che parte stare nei mesi più duri dell’occupazione nazifascista.
Il 4 giugno, la Liberazione di Roma e una storia che riprende vita
Per questo la giornata del 4 giugno ha avuto un significato particolare. Non solo perché coincide con l’anniversario della Liberazione di Roma dal nazifascismo, ma perché ha ricucito un filo interrotto. Dopo anni di chiusura, di abbandono e di attesa, via dei Giubbonari 38 è stata restituita alla cittadinanza come Casa della Resistenza Romana: uno spazio pubblico, aperto, accessibile, dedicato alla memoria, allo studio, alla cultura e alla partecipazione.

Il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, l’Assessore alla Cultura Massimiliano Smeriglio, l’Assessore al Patrimonio Tobia Zevi e la Presidente del nostro Municipio Lorenza Bonaccorsi hanno partecipato all’inaugurazione della sede della Casa della Resistenza Romana.
All’inaugurazione erano presenti il sindaco Roberto Gualtieri, l’assessore alla Cultura Massimiliano Smeriglio, l’assessore al Patrimonio Tobia Zevi e la presidente del Municipio Roma I Lorenza Bonaccorsi. Ma la presenza più importante era forse quella meno visibile: la memoria di chi quel luogo lo ha attraversato per decenni, di chi lì ha discusso, organizzato iniziative, preparato campagne elettorali, costruito relazioni politiche e umane. La memoria di una comunità che ha perso uno spazio fisico, ma non ha mai smesso di riconoscerne il valore.
La Casa della Resistenza Romana come spazio pubblico e culturale
La nuova Casa della Resistenza Romana non sarà una semplice commemorazione murata dentro il passato. Nei locali riqualificati troveranno posto un’aula studio, postazioni dedicate a ragazze e ragazzi, uno spazio per incontri, iniziative culturali, mostre, presentazioni, momenti di approfondimento e un archivio dedicato alla memoria della Resistenza. È una scelta importante, perché dice che la memoria non va conservata come un oggetto fragile da esporre una volta l’anno, ma resa disponibile, praticabile, attraversabile.
Non nostalgia, ma futuro della memoria
C’è un’immagine che colpisce più di altre: la vecchia sede della sinistra del Centro Storico che diventa un luogo per le nuove generazioni. È qui che la giornata del 4 giugno assume il suo valore più forte. Non si tratta di nostalgia. Non si tratta di tornare indietro. Si tratta, al contrario, di dare futuro a una storia. Di trasformare una radice politica e civile in uno spazio vivo, capace di parlare a chi oggi cerca luoghi dove studiare, capire, confrontarsi, partecipare.
Un presidio democratico nei rioni del Centro Storico
In una città in cui il Centro Storico rischia spesso di essere ridotto a fondale turistico, a consumo veloce, a vetrina senza residenti e senza comunità, la riapertura di Giubbonari 38 rappresenta anche un gesto urbano. Restituire alla città un luogo di memoria antifascista significa riaffermare che i rioni non sono soltanto pietre, monumenti e percorsi per visitatori. Sono anche storia sociale, conflitti democratici, appartenenze, presìdi civili.
La scelta di farne una Casa della Resistenza Romana è dunque giusta proprio perché allarga il significato di quel luogo. Non cancella la storia della sezione, non la neutralizza, non la rende anonima. La consegna invece a una dimensione più ampia: quella della città antifascista, democratica, repubblicana. Una città che ha bisogno di ricordare non per ripetere formule, ma per riconoscere il valore delle scelte compiute da chi, in tempi bui, non si voltò dall’altra parte.
La sede inaugurata oggi è stata per 70 anni una casa politica. Oggi diventa una casa pubblica della memoria. È un passaggio delicato, ma anche potente. Perché la memoria della Resistenza non appartiene solo a una parte: fonda la democrazia di tutti. E tuttavia è giusto ricordare che quella memoria è stata custodita, difesa e tramandata anche grazie alla presenza concreta di comunità politiche come quella che, per settant’anni, ha abitato quelle stanze.
Perché Giubbonari 38 parla ancora alla nostra comunità
In questo giorno così importante per la città ci consegna quindi una responsabilità. Non basta celebrare la riapertura. Bisogna far vivere quello spazio. Bisogna riempirlo di studio, iniziative, incontri, scuole, associazioni, giovani, cittadine e cittadini. Bisogna fare in modo che chi entrerà in via dei Giubbonari 38 possa capire chi era Guido Rattoppatore, cosa fu la Resistenza romana, perché Roma fu liberata il 4 giugno 1944, e perché l’antifascismo non è una pagina chiusa nei libri, ma una pratica quotidiana di democrazia.
Per il Circolo PD del Centro Storico questa inaugurazione ha un valore particolare. È il ritorno alla vita di un luogo che appartiene alla nostra storia, ma anche la conferma che le storie più vere non si esauriscono quando si chiude una porta. Possono restare sospese, ferite, dimenticate per un tempo. Poi, se una comunità continua a crederci, possono riaprirsi in una forma nuova.
Via dei Giubbonari 38 torna alla città. E tornando alla città torna anche a noi, non come proprietà, ma come impegno. Come memoria da rispettare. Come spazio da vivere. Come promessa da mantenere.




