Alla Festa dell’Unità di Reggio Emilia la segretaria del Pd prova a dettare tempi e metodo dell’alternativa alla destra: programma comune, coalizione larga e solo dopo scelta del candidato. Rivendica il ruolo centrale dei democratici e sfida Meloni sulle urne. Con Conte resta aperto il nodo dell’Ucraina.
La campagna elettorale non è ancora ufficialmente iniziata, ma Elly Schlein si porta avanti. Dal palco della Festa nazionale dell’Unità di Reggio Emilia la segretaria del Pd lancia contemporaneamente due messaggi: a Giorgia Meloni dice che i democratici sono pronti a misurarsi con le urne; agli alleati indica invece la strada che dovrebbe condurre il centrosinistra alle prossime Politiche.
Il punto di partenza è netto: “Siamo pronti e ci faremo trovare pronti in qualsiasi momento ci porteranno al voto”. Anzi, per Schlein, “prima si vota meglio è per il Paese”.
Ma è soprattutto sul futuro della coalizione che il discorso di Reggio Emilia assume un significato politico. Schlein prova a mettere in ordine questioni che da mesi si sovrappongono nel dibattito del centrosinistra: prima bisogna costruire il programma, poi definire l’alleanza e soltanto alla fine scegliere chi dovrà guidarla. Se per individuare il candidato saranno necessarie le primarie, la segretaria non si sottrae alla competizione: “Se faremo le primarie le vinceremo”.
Il Pd vuole essere il perno dell’alternativa
Non è soltanto una questione di metodo. Schlein rivendica esplicitamente per il Partito democratico una funzione centrale nella costruzione dell’alternativa a Meloni. Il Pd, dice, è “il perno imprescindibile dell’alternativa”, ma deve mettere la propria forza a disposizione di un progetto capace di andare oltre i confini del partito.
È qui che la segretaria cerca un equilibrio non semplice: affermare la centralità del Pd senza trasformarla in una pretesa di autosufficienza. Le elezioni, nella sua impostazione, non si vincono restringendo il campo ma ampliandolo. “L’alleanza si può allargare, non restringere”, avverte.
La formula parla innanzitutto agli interlocutori del Pd. Il rapporto con il Movimento 5 Stelle resta decisivo, così come quello con Avs, ma Schlein non accetta che il perimetro della futura coalizione venga delimitato in anticipo da veti reciproci. Ed è un passaggio che inevitabilmente riguarda anche il rapporto con le altre forze di opposizione e la controversa presenza di Matteo Renzi nel futuro schieramento.
La priorità, per la leader democratica, deve essere un’altra: stabilire cosa fare insieme prima di discutere chi debba occupare Palazzo Chigi.
Non una somma di partiti: il programma prima dei nomi
Schlein insiste proprio su questo punto. Il centrosinistra non può presentarsi agli elettori come un cartello costruito all’ultimo momento per battere la destra. Deve dimostrare di possedere una proposta di governo riconoscibile.
E, secondo la segretaria, non si parte da zero. In questi anni le opposizioni hanno già trovato terreni comuni su diverse battaglie parlamentari e sociali. Sanità pubblica, salario minimo, lotta alla precarietà, politiche industriali, scuola e ricerca, diritto alla casa, riduzione del costo dell’energia e diritti civili possono diventare l’ossatura sulla quale costruire un programma condiviso.
Ma un elenco di provvedimenti non basta. Schlein chiede agli alleati di compiere un passaggio ulteriore: definire una visione comune del Paese e il modello di società da contrapporre a quello della destra.
Il messaggio è evidente: il campo largo può diventare una coalizione credibile soltanto se smette di essere definito esclusivamente dai partiti che ne fanno parte e comincia a essere riconoscibile per ciò che propone.
Con Conte rimane il problema Ucraina
Il metodo indicato da Schlein, però, dovrà superare una prova tutt’altro che semplice. Perché proprio sui contenuti emergono differenze che non possono essere risolte soltanto con una formula elettorale.
La più evidente riguarda l’Ucraina.
Su questo terreno la segretaria del Pd non modifica la propria posizione per avvicinarsi a Giuseppe Conte: “Abbiamo sostenuto e continueremo a sostenere il popolo ingiustamente invaso in Ucraina dall’offensiva militare di Putin che continua ad andare avanti”.
La posizione del Movimento 5 Stelle sull’invio delle armi resta differente. Conte ha ribadito anche a Reggio Emilia la propria contrarietà alla prosecuzione di una strategia fondata sul sostegno militare a Kiev.
È probabilmente il principale problema politico che il futuro programma comune dovrà affrontare. Una coalizione che aspira a governare può convivere con sensibilità diverse sulla politica internazionale; molto più difficile è arrivare alle elezioni senza una linea sufficientemente chiara su una guerra che coinvolge direttamente l’Europa, la Nato e la sicurezza del continente.
Schlein, almeno per ora, sceglie di non sacrificare la posizione del Pd alla necessità di raggiungere rapidamente un compromesso con i Cinque Stelle.
La sfida a Meloni: “Prima si vota meglio è”
Se agli alleati Schlein propone un percorso, nei confronti del governo il tono cambia. La segretaria cerca lo scontro diretto con Giorgia Meloni, a partire proprio dalla durata della legislatura.
“Prima si vota meglio è per il Paese”, sostiene, accusando la presidente del Consiglio di temere il confronto elettorale. Il messaggio politico è quello di un Pd che non aspetta il logoramento della maggioranza ma si dichiara pronto a una sfida immediata.
Dietro la provocazione sulle elezioni anticipate c’è però una contrapposizione che Schlein prova a rendere molto concreta. Da una parte le priorità del governo, dall’altra quelle che il Pd intende proporre agli elettori.
La sintesi più efficace arriva dal confronto tra spesa militare e sanità: “Se vincono loro porteranno al 5% del Pil la spesa militare, se vinciamo noi, al 7% del Pil la spesa per la sanità”.
È uno dei passaggi destinati a pesare maggiormente nella comunicazione democratica dei prossimi mesi: trasformare la discussione sui grandi numeri della finanza pubblica in una domanda immediatamente politica, cioè dove e per chi spendere le risorse dello Stato.
Salari, sanità e costo della vita contro il governo
L’attacco a Meloni si allarga quindi alle condizioni economiche e sociali del Paese. Schlein mette al centro salari, precarietà, difficoltà della sanità pubblica, politiche industriali e costo dell’energia, accusando la destra di non avere dato risposte sufficienti alle difficoltà di famiglie e imprese.
Anche la questione generazionale entra nel discorso. La segretaria richiama la necessità di contrastare la fuga dei giovani dall’Italia e lega il problema alla qualità del lavoro, alle retribuzioni e alle prospettive offerte dal Paese.
Sul terreno fiscale contesta inoltre l’idea che il peso delle politiche pubbliche continui a ricadere prevalentemente sui redditi da lavoro, sostenendo la necessità di chiedere un contributo maggiore a chi dispone di patrimoni e ricchezze più elevate.
Il filo che lega questi argomenti è la costruzione di due modelli alternativi di governo: quello della maggioranza Meloni e quello che il Pd vuole mettere al centro della futura coalizione.
Legge elettorale e preferenze, un altro fronte con la destra
C’è poi il terreno delle regole. Schlein torna sulla legge elettorale e insiste sulla necessità di restituire agli elettori un ruolo maggiore nella scelta dei parlamentari.
Anche qui l’obiettivo polemico è Giorgia Meloni. Secondo la segretaria, la presidente del Consiglio avrebbe paura delle preferenze e di un sistema che aumenti la possibilità dei cittadini di incidere direttamente sulla composizione del Parlamento.
La questione non è secondaria nella costruzione della prossima sfida elettorale. Le regole con cui si voterà possono incidere profondamente sia sugli equilibri interni alle coalizioni sia sulla selezione delle candidature. Per questo Schlein prova a collegare la battaglia sulla legge elettorale a una più generale rivendicazione della partecipazione democratica.
“Andremo al governo solo con il voto dei cittadini”
C’è infine un passaggio con il quale Schlein cerca di chiudere definitivamente una stagione della storia recente del Pd. “Noi andremo al governo solo con il voto dei cittadini”, afferma.
Non è soltanto un attacco alla maggioranza. È anche un messaggio rivolto all’elettorato democratico dopo gli anni dei governi nati attraverso maggioranze parlamentari differenti da quelle uscite originariamente dalle urne.
La segretaria esclude così l’idea di prepararsi a nuove larghe intese e presenta la prossima sfida come un confronto tra due alternative politiche che chiedono direttamente agli elettori il mandato per governare.
Da Reggio Emilia, quindi, Schlein non consegna ancora al centrosinistra una coalizione definita. Consegna piuttosto una tabella di marcia: costruire il programma, verificare su quello quali forze siano disponibili a condividere un progetto di governo, allargare il più possibile l’alleanza e soltanto dopo risolvere la questione della leadership.
Le difficoltà non mancano e il confronto con Conte sull’Ucraina dimostra che alcune sono sostanziali. Ma Schlein sceglie di non aspettare che siano tutte risolte per dichiarare aperta la sfida.
Il Pd si considera già in campagna elettorale. E da Reggio Emilia la segretaria manda a Meloni il messaggio che accompagnerà questa nuova fase: se la maggioranza vuole misurarsi con le urne, l’opposizione dice di essere pronta.




