Bocciata all’unanimità la delibera sulle librerie indipendenti
Il Consiglio del I Municipio ha bocciato all’unanimità la delibera della Giunta capitolina che vorrebbe consentire alle librerie indipendenti di allestire dehors e somministrare cibi e bevande anche nella Città Storica e nel Sito Unesco, accanto all’attività prevalente di vendita dei libri.
Il voto contrario ai dehors alle librerie nel I Municipio non rappresenta una chiusura verso le attività culturali. Il punto politico è esattamente l’opposto: le librerie indipendenti sono presìdi fondamentali, soprattutto nei quartieri del Centro Storico, ma devono essere sostenute con strumenti coerenti con la loro funzione.
Aggiungere tavolini, sedie e somministrazione di alimenti e bevande in aree già sottoposte a una forte pressione sull’occupazione di suolo pubblico rischia invece di snaturarne l’identità e di produrre nuovi problemi amministrativi e urbanistici.
La delibera nasce con l’obiettivo dichiarato di aiutare le librerie indipendenti in difficoltà, colpite dalla crescita degli acquisti online, dalla trasformazione delle abitudini culturali e dalla crisi del commercio di prossimità. Il I Municipio ha però sollevato un’obiezione sostanziale: il rilancio di un’attività culturale non deve necessariamente passare per il food and beverage.
Dehors alle librerie nel I Municipio: il rischio di nuove deroghe
La preoccupazione principale riguarda la possibilità di creare una nuova deroga in aree già fragili e sature. Consentire alle librerie di somministrare cibo e bevande e di occupare stabilmente nuovo spazio pubblico potrebbe aprire la strada a un effetto distorsivo: attività formalmente librarie, ma di fatto sempre più simili a bar, bistrot o piccoli ristoranti.
Il rischio di avere “bar e ristoranti camuffati da librerie” non è una semplice provocazione. Nel Centro Storico ogni deroga sull’occupazione di suolo pubblico produce conseguenze concrete: più tavolini, maggiore pressione sulle strade e sulle piazze, difficoltà nei controlli e nuovi conflitti con le esigenze della residenza.
In aree di pregio come il Sito Unesco, ma anche in quartieri già fortemente sollecitati come Prati, il tema non può essere liquidato come una resistenza al cambiamento.
C’è poi il nodo della riduzione della superficie minima richiesta, passata da 100 a 50 metri quadrati. Una soglia così bassa rischia di ampliare sensibilmente il numero delle attività interessate e di rendere più difficile distinguere tra una libreria indipendente con un servizio accessorio e un locale di somministrazione con una presenza marginale di libri.
Daniela Spinaci: “Non è un no alle librerie, ma allo strumento proposto”
Nel Consiglio municipale del 3 luglio, la consigliera Daniela Spinaci ha chiarito il significato politico del voto contrario. Non si tratta di negare la crisi delle librerie minori né di sottovalutarne l’alto valore culturale. Al contrario, proprio perché le librerie sono luoghi preziosi per la città, devono essere sostenute con interventi adeguati alla loro natura.
La posizione espressa è netta: l’occupazione di suolo pubblico non è lo strumento giusto per salvare le librerie. Il rischio è quello di spostare il problema invece di risolverlo, trasformando un presidio culturale in un’attività ibrida sempre più dipendente dalla vendita di cibo e bevande.
Spinaci ha ricordato come le osservazioni del I Municipio siano il risultato di un lavoro serio e approfondito, condotto congiuntamente dalle commissioni Commercio e Cultura. Non una bocciatura ideologica, quindi, ma un giudizio di merito sulla misura proposta.
Il precedente delle edicole e il rischio di perdere l’identità
A sostegno della sua posizione, Spinaci ha richiamato il precedente delle edicole. Anni fa, per rispondere alla crisi della carta stampata, fu consentito agli edicolanti di vendere anche altri prodotti, dall’acqua alle caramelle, fino a una gamma sempre più ampia di merci.
L’obiettivo era comprensibile: aiutare un settore in difficoltà. Il risultato, però, è stato spesso diverso. Molte edicole si sono progressivamente trasformate in punti vendita generalisti, nei quali giornali, riviste e prodotti legati alla divulgazione culturale sono diventati marginali.
Il timore è che possa accadere qualcosa di simile anche alle librerie. Se la loro sopravvivenza viene legata alla somministrazione di cibi e bevande, la componente culturale potrebbe progressivamente arretrare.
Una libreria non deve diventare un bar con qualche scaffale. Deve restare un luogo nel quale i libri, gli editori, gli autori, i lettori e le comunità culturali siano al centro.
Il food and beverage non può essere l’unica risposta alle crisi economiche
Spinaci ha sollevato anche una questione più generale, che riguarda il modello di città e il messaggio rivolto alle nuove generazioni. Se ogni crisi economica trova come unica risposta l’apertura al food and beverage, si trasmette ai giovani un’idea molto limitata dello sviluppo urbano.
Il messaggio rischia di essere che, quando un’attività culturale non riesce più a sostenersi, l’unica soluzione sia vendere caffè, aperitivi o snack.
Roma, e in particolare il Centro Storico, non può rispondere a ogni difficoltà con la stessa ricetta. Il problema delle librerie esiste, ma non si risolve con l’ennesima estensione della somministrazione. Servono politiche culturali, fiscali, urbanistiche e commerciali costruite per tutelare realmente la funzione delle librerie indipendenti.
Come sostenere le librerie senza nuovi tavolini
La bocciatura dei dehors alle librerie nel I Municipio non chiude il confronto. Al contrario, impone di riprenderlo individuando strumenti differenti e più efficaci.
Le possibili misure comprendono contributi mirati, agevolazioni sui canoni, sostegno alle attività culturali, collaborazione con scuole e biblioteche, iniziative per la promozione della lettura, valorizzazione degli editori indipendenti e politiche contro la desertificazione commerciale.
Serve una strategia che aiuti le librerie a restare librerie. Il loro valore non consiste nell’aggiungere nuovi tavolini nello spazio pubblico, ma nel produrre cultura, lettura, confronto, relazione e comunità.
Nel Centro Storico la questione è ancora più delicata. Ogni metro di suolo pubblico è conteso tra residenti, attività economiche, turismo, mobilità, accessibilità, decoro e vivibilità. Una misura apparentemente settoriale può quindi produrre effetti molto più ampi sull’equilibrio dei quartieri.
Una scelta a difesa della cultura e dello spazio pubblico
La decisione del I Municipio va letta per quello che è: non un atto contro le librerie, ma una difesa della loro identità e dello spazio pubblico.
Dire no a questa delibera significa affermare che la cultura non può essere sostenuta snaturandola e che il Centro Storico non può continuare a sopportare nuove deroghe sull’occupazione di suolo pubblico senza una visione complessiva.
Il tema dovrà ora tornare nelle commissioni competenti, come richiesto da Daniela Spinaci, per individuare soluzioni alternative. Le librerie e le case editrici in difficoltà meritano sostegno, ma proprio per questo non meritano una scorciatoia sbagliata.
Roma ha bisogno di librerie vive, non di librerie trasformate in locali. Ha bisogno di cultura accessibile, non di nuove forme di consumo mascherate da sostegno culturale. E ha bisogno di un Centro Storico che resti luogo di residenza, relazione e qualità urbana, non soltanto uno spazio da occupare con nuove file di tavolini.




