Pompa di benzina con due mani che mostrano soldi per rappresentare gli extraprofitti delle società energetiche
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Extraprofitti dell’energia: cosa sono, quanto valgono e perché tassarli

Gli extraprofitti sono guadagni straordinari, superiori alla normale redditività di un’impresa, ottenuti non tanto per un aumento dell’efficienza o degli investimenti, ma per effetto di una crisi esterna. Nel caso dell’energia, il meccanismo è abbastanza semplice: guerre, tensioni geopolitiche, riduzione delle forniture o strozzature nei trasporti internazionali fanno salire rapidamente i prezzi di gas, petrolio, benzina e gasolio. Le famiglie e le imprese pagano di più, mentre alcune grandi società energetiche possono registrare margini molto più alti del previsto.

È per questo che il tema della tassa sugli extraprofitti delle società energetiche è tornato al centro del dibattito politico. Anche Elly Schlein, in una lettera al Corriere della Sera, ha chiesto al governo di far pagare di più chi si è arricchito durante la crisi energetica, usando quelle risorse per sostenere famiglie e imprese contro il caro energia. Secondo una stima di Transport & Environment, nel primo semestre del 2026 otto grandi compagnie petrolifere avrebbero realizzato circa 7,5 miliardi di euro di extraprofitti in Europa.

Le otto società considerate nello studio sono Shell, BP, TotalEnergies, Eni, Orlen, Repsol, OMV e Moeve: grandi gruppi energetici che, secondo T&E, avrebbero beneficiato in modo significativo dell’aumento dei prezzi legato alla nuova crisi energetica.

Il dato europeo rappresenterebbe circa il 42% degli extraprofitti globali stimati per queste compagnie, pari a poco meno di 18 miliardi di euro. La crescita sarebbe stata particolarmente forte nel secondo trimestre: 1,6 miliardi nel primo trimestre del 2026 e 5,9 miliardi nel secondo trimestre, segnato dagli effetti della crisi energetica legata alle tensioni in Medio Oriente.

Il punto politico è proprio questo: mentre benzina, gasolio, bollette e costi di produzione pesano su cittadini, lavoratori e piccole imprese, una parte del settore energetico beneficia della stessa crisi che rende più difficile la vita quotidiana del Paese. Da qui la richiesta di tassare questi guadagni straordinari e usare le risorse per ridurre il costo dell’energia.

Perché si parla di tassa sugli extraprofitti

La proposta non è nuova. Una forma di tassazione degli extraprofitti era già stata sperimentata nel 2022, durante la crisi energetica seguita all’invasione russa dell’Ucraina. Oggi il tema torna con forza perché il prezzo del petrolio e dei carburanti è risalito e diversi governi europei chiedono un intervento coordinato.

Italia, Germania, Austria, Polonia, Portogallo e Spagna hanno chiesto all’Unione europea un quadro comune per tassare gli extraprofitti delle compagnie petrolifere. L’obiettivo è evitare interventi frammentati e costruire una risposta europea a una crisi che non riguarda un solo Paese. La Commissione europea, però, ha chiarito che gli Stati membri possono già agire a livello nazionale, purché nel rispetto del diritto europeo.

Questo significa che non serve necessariamente attendere Bruxelles. Un intervento europeo sarebbe utile per dare omogeneità e forza alla misura, ma i singoli governi hanno già margini per muoversi. Il nodo, quindi, è politico: decidere se far ricadere tutto il peso del caro energia su famiglie e imprese, oppure chiedere un contributo aggiuntivo a chi ha ottenuto profitti eccezionali dalla crisi.

Come usare le risorse contro il caro energia

Tassare gli extraprofitti non significa colpire il normale utile d’impresa. Significa distinguere tra profitti ordinari e guadagni eccezionali generati da condizioni di mercato anomale. Le risorse raccolte potrebbero finanziare bonus sociali luce e gas, sostegni ai redditi più bassi, aiuti alle piccole e medie imprese, interventi sui carburanti e investimenti per ridurre la dipendenza dalle fonti fossili.

La questione, dunque, non riguarda solo il prezzo alla pompa o la bolletta del mese. Riguarda il modo in cui si distribuiscono i costi di una crisi energetica. Se una parte del sistema economico si arricchisce grazie a uno shock che impoverisce il resto del Paese, chiedere un contributo straordinario diventa una scelta di equità fiscale e sociale.

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